sabato 12 gennaio 2013

Demolire.

Sicuramente avrai delle buone ragioni per costruire tutte quelle frasi piene di svenevole amore e luoghi comuni.
Magari sopportare te è stato un momento difficile di quelli che si dice: "ho imparato qualcosa, da un male può nascere un bene".
Stronzate. Se si può evitare il male si evita, punto.
Poi sei andata via, e io ho incominciato quello che si chiama "la ripresa". E' durato un giorno, ho capito subito che non serve a niente, la cosa dura tutta la vita quindi siccome ho deciso di praticare un altra tecnica: l'abbandono del provincialismo. Quindi attenti: la vita riserva sempre sorprese, se voi non ne volete è perchè qualcuno o qualcosa sta interrompendo il vostro cammino, quindi non temporeggiate, mandate subito affanculo!
Quindi demolire: il provincialismo, il perbenismo, le menti ottenebrate sempre dalle stesse stronzate. 
Il resto lo stai vivendo, ed è la tua storia. 

giovedì 13 dicembre 2012

Sberle. (SECONDA PARTE)

Una sberla ben assestata fa paura. Da potere liberatorio e purificante. Il soggetto deve avere le carte a posto: stronzo, una faccia tira schiaffi e permaloso. Di certo sarete soddisfatti del risultato. Magari in un momento di debolezza il soggetto può farvi pena, ma il romanticismo è morto quindi affanculo le pause e i temporeggiamenti. Agire immediatamente. Va bene anche la formula "mordi e fuggi". La vita prende sempre più senso e magnificenza dopo schiaffi ben assestati. 
Naturalmente tutti abbiamo bisogno di sfogarci, ma nella maniera giusta, quindi oggi gli schiaffi sono la cosa che più si addice quando una persona vuole sfogarsi.

FINE. 

lunedì 19 novembre 2012

Sberle. (PRIMA PARTE)

Pensiero in più parti, anche perchè non si può sempre scrivere storielle del cazzo.

A volte prenderei a sberle certe persone perchè fanno schifo, perchè sono egocentriche, perchè dicono male a tutti ma poi quando tutti non ci sono più sono le prime a piangere. Quindi attenzione a queste persone meschine, piccole cretine e fintefighe.

Dare le sberle non è un atteggiamento violento, ma un dato di fatto: la vita ce lo chiede.

Comunque e dovunque vi saranno delle occasioni per tirare sberle, l'importante è farlo con dovere, precisione e rumore.

Fine uno. 



 

lunedì 18 giugno 2012

Avrei sopportato un monumento sulle palle piuttosto la presenza della tua persona disgraziata e malefica.
Questo è solo l'inizio, poi dovrai spiegarmi alcune cose, visto che sei così pienp di parole e boria. Ma io sono alto bello e prestante non ho bisogno di carezze inutili. Mi amo abbastanza da solo, e mi basta

martedì 4 ottobre 2011

VUOTO.

Hai una faccia tosta come il culo ancora non pulito. Sei così svergognosamente presente nella vita di tutti i giorni che mi hai rotto le palle. 
Sai cosa faccio? Aspetto tranquillamente che il tuo sguardo si spiaccichi su qualche cinghiale con la faccia da uomo e il cuore di paglia.
Amore non vedi che sto lacrimando sangue? Non hai voglia di asciugarle con un bel movimento di lingua?

Lo sai benissimo che ti amo, ma non posso vedertì piangere perchè ti è caduto il tuo anello nella fogna. Pensa a me che sono caduto nella mia vita, e ancora non riesco a risalire.

Ciao amore ciao.

domenica 18 settembre 2011

Storia pulp.

Mi ero alzato senza troppi pensieri, e volevo passare una domenica tranquilla. Ma la chimica cambiò stramaledettamente quella giornata. Non aveva ragione di esistere quella giornata almeno dopo ho pensato. Dopo una notte innaffiata col vino, la mattina mi ritrovai con una superfemmina a fianco nel mio letto. Non mi ricordavo un cazzo di quello che ho fatto la sera prima. Quindi niente di particolare se la mattina mi trovo un pò sorpreso. Mah. Comunque la sveglio e lei fa a fatica a svegliarsi, probabilmente ha bevuto pure lei. Conferma dal fatto che non riesce neanche ad alzarsi. BOM. Cade dal letto. La prendo, la porto al bagno. Apro il rubinetto e ci ficco sotto la sua testa. Un urlo. Si è ripresa. 
Si alza su i suoi piedi e mi tira uno schiaffo. "Buongiorno"!
"Darling, che cavolo hai combinato ieri sera"?
"Chi sei tu"?
Le spiego tutto.
Prende le sue cose e se ne va.
Rimango solo col ricordo. Vabbè. Mentre metto un cd di jazz avanguardistico qualcuno suona alla porta. E' lei, la strafica. Dice che ci ha ripensato e che voleva chiedere scusa come si è comportata etc.. La faccio entrare, le faccio il caffè così si riprende.
Le suona il cellulare, risponde in malo modo la strafica. Manda affanculo, continua ad urlare. Con un gesto le faccio capire che deve abbassare la voce. Riattacca. Il caffè esce. Ce lo beviamo.
Nessuna parola. DRIIIN. DRIIIIN. Il telefono. Pronto? Si va bene ma chi sei? Non ho capito puoi ripetere. 
Minacce. Mi rivolgo a quella. Sta venendo qualcuno qui. Scommetto che è il tizio della telefonata super incazzosa. Dopo 15 minuti qualcuno cerca di sfondare la porta. La mia amata porta. 
Prendo il martello. Apro la porta. Dieci secondi dopo il mio martello è piantato ben bene sul suo cranio. Anche lei non è rimasta gran che, dopo che lui gli ha sparato un colpo della sua pistola nel suo bel seno. Li prendo e li porto all'ospedale. 
Poi torno a casa.

venerdì 16 settembre 2011

Nuovo.

Sembra che tutto abbia una forma, almeno così dovrebbe essere. Forse siamo noi a non accorgerci che diamo una forma a tutto. Esempi? Non ne farò almeno così non prenderò una forma stereotipata. Non sono un sociologo ma uno che vede la vità per quello che è. Lunga e rotonda, almeno fino a ieri. Domani sarà stupendo, e io non voglio fare proprio niente per far prendere una forma così accettata da tutti. Mi limito  finchè i sogni aiutano la mia mente a non rovinarsi e non invecchiare. Per un motivo o l'altro, tesoro io sarò sempre qui. Nessuno mi dirà niente ma per è già tanto. I libri mi hanno aiutato a decifrare la mia ottusa voglia di rimanere in questo posto arido e senza forma. IO SONO LA FORMA. Per un attimo posso anche sembrare carino, ma i fatti stanno a zero quando avrò il coraggio di dire la verità e lo dirò sparandoti uno sguardo che dovrà dire tutto e niente allo stesso tempo. Dovrei conquistare ogni ora ma quello che faccio e rincorrere la vita, acchiapparla per la testa e sbatacchiarla di quà e oltre.
Arrivederci.